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Torna la volatilità: tech e valute sotto pressione

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TORNA LA PAURA NEI MERCATI

Le azioni statunitensi hanno cancellato i guadagni iniziali per poi scendere bruscamente giovedì, prolungando l’instabilità della sessione precedente a causa delle nuove pressioni nel settore tecnologico. I mercati attendono con attenzione i dati sui prezzi al consumo previsti per oggi pomeriggio.

Il Nasdaq 100 ha perso l’1,8%, mentre l’S&P 500 e il Dow Jones sono scesi dell’1,3%. La maggiore preoccupazione riguarda i numeri legati all’intelligenza artificiale, che a molti appaiono insostenibili nel medio termine. Apple, Amazon, Meta, Broadcom e Palantir hanno registrato cali superiori al 3%.

Anche i titoli bancari sono sotto pressione, a causa delle richieste della Casa Bianca di limitare i tassi delle carte di credito. Cisco ha perso l’11% dopo aver pubblicato previsioni più deboli.

Durante la notte, il Nikkei 225 è sceso dell’1,2%, scivolando sotto quota 57.000, mentre il più ampio Topix ha perso lo 0,7%, seguendo le perdite di Wall Street e arretrando dai massimi storici.

SoftBank Group, considerato il pioniere dell’intelligenza artificiale in Giappone, ha perso oltre il 5%, nonostante il ritorno all’utile trimestrale grazie ai rialzi di valutazione legati a OpenAI. Recruit Holdings e Hitachi hanno registrato cali rispettivamente del 7% e del 4%.

Al contrario, Kioxia Holdings ha guadagnato il 12% dopo aver riportato risultati trimestrali solidi, sostenuti dal rally dei prezzi NAND trainato dall’intelligenza artificiale.

Nonostante il calo di venerdì, gli indici di riferimento restano comunque avviati a registrare guadagni settimanali, sostenuti dall’ottimismo sul fatto che il programma politico del Primo Ministro Sanae Takaichi possa sostenere la crescita interna senza compromettere la posizione fiscale del Giappone.

VALUTE

Sul mercato dei cambi la volatilità rimane contenuta, anche se il dollaro recupera terreno rispetto alle principali valute concorrenti.

Eur/Usd è a 1,1860, con un supporto chiave in area 1,1830. L’euro ha perso slancio rialzista e non è mai riuscito a superare 1,1900 nelle ultime sedute.

L’interesse degli investitori sembra concentrato sulle borse e in particolare sul settore tecnologico, colpito da forti vendite, mentre nel valutario si respira un clima molto più stabile. L’indice VIX è tornato sopra quota 20, ma sui cambi la calma continua a prevalere.

Usd/Jpy consolida in area 153,20 e le valute oceaniche tengono. L’unica a risentire del clima di avversione al rischio è il franco svizzero, che spinge l’euro sotto quota 0,9150.

Si resta in attesa di segnali (“triggers”) in grado di generare maggiore volatilità.

JOBLESS CLAIMS

Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 5.000 unità rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 227.000 nella prima lettura di febbraio. Il dato supera le attese di mercato, fissate a 222.000, e rimane vicino ai massimi delle ultime otto settimane.

Le richieste continuative sono invece aumentate di 21.000 unità, raggiungendo quota 1.862.000 a gennaio, dopo essere scese ai minimi da settembre 2024 a metà mese. L’incremento è stato attribuito alle interruzioni delle attività commerciali legate alle tempeste invernali che hanno colpito diverse aree del Paese, spingendo molte famiglie a richiedere sussidi.

GOLD MISTO

Venerdì, l’oro è rimasto relativamente stabile, con oscillazioni moderate. La seduta precedente aveva registrato un forte calo, circa il 3% tra 5.050 e 4.850 dollari l’oncia, probabilmente dovuto alla chiusura di coperture long per compensare le perdite sui mercati azionari. Successivamente, il metallo prezioso è risalito verso 4.960 dollari l’oncia, in un contesto di elevata volatilità.

Il calo di giovedì si è verificato durante una massiccia ondata di vendite, che ha spinto gli investitori a liquidare i metalli preziosi per generare liquidità. Sebbene non sia stato individuato un catalizzatore specifico, i ribassi paralleli di azioni e criptovalute indicano una più ampia avversione al rischio, probabilmente amplificata dagli algoritmi.

Gli operatori attendono ora i dati sull’inflazione statunitense, attesi nel pomeriggio, che potrebbero influenzare le aspettative sulle prossime mosse della Federal Reserve. I solidi dati sull’occupazione di gennaio, pubblicati all’inizio della settimana, hanno spostato le previsioni del primo taglio dei tassi da giugno a luglio.

Nonostante tutto, gli acquisti delle banche centrali e le tensioni geopolitiche continuano a fornire un supporto di fondo al prezzo dell’oro.

PIL UK

L’economia del Regno Unito è cresciuta dello 0,1% nel quarto trimestre del 2025, mantenendo lo stesso ritmo del trimestre precedente e risultando lievemente inferiore alle attese dello 0,2%.

La produzione industriale è aumentata dell’1,2%, invertendo il calo dello 0,7% del trimestre precedente. Il settore manifatturiero è cresciuto dello 0,9%, sostenuto da diversi comparti, mentre la produzione automobilistica è tornata alla normalità dopo il blocco informatico di agosto.

Il settore dei servizi, predominante nell’economia britannica, non ha registrato alcuna crescita dopo l’espansione dello 0,2% del terzo trimestre. Le costruzioni hanno inciso negativamente con una contrazione del 2,1% dopo l’aumento dello 0,4% precedente.

Su base annua, il PIL è cresciuto dell’1,0% nel quarto trimestre, al di sotto delle attese dell’1,2%. Complessivamente, nel 2025 l’economia del Regno Unito è aumentata dell’1,3%, leggermente sopra il +1,1% del 2024.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades



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